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giovedì 23 aprile 2015

Vellutata di carciofi


A dir la verità non avevo molta voglia di farne una vellutata ma dei carciofi non so mai che cosa farne, mi rubano le idee.

Sono semplicemente buoni così.



Hanno quel gusto leggermente amarognolo che mi piace tanto, non serve nemmeno abbinarci il vino perché l'acqua bevuta subito dopo è buonissima. Avete mai provato?

I carciofi quindi li faccio bolliti e li mango così, tout court, o li trasformo in vellutata. Mai nulla di diverso.

VELLUTATA DI CARCIOFI



Ingredienti per due persone

2 fondi di carciofi
2 carciofi interi ripuliti dalle parti più dure
1/2 cipolla dorata
1 patata media
brodo vegetale
prezzemolo
sale
pepe
olio extra vergine di oliva

Come si prepara

Tagliate a cubetti i fondi di carciofo, separate il gambo dai carciofi interi e tagliatelo a rondelle, la testa invece tagliatela a spicchi.
Tritate la cipolla e fatela rosolare su un pentola capiente con un cucchiaio d'olio. Unite i carciofi e fate stufare per 5 minuti.
Pelate e tagliate a cubetti la patata e aggiuntela ai carciofi.
Insaporite con qualche pizzico di sale e mescolate.
Coprite le verdure con il brodo e continuate la cottura a fuoco lento, vi occorreranno circa 20 minuti.

A cottura ultimata lasciate intiepidire per qualche minuto, mettete da parte 6 spicchi di carciofo per decorare il piatto e frullate il resto.

Servite con i carciofi messi da parte, un spolverata di prezzemolo, un pizzico di pepe e un giro d'olio.





lunedì 4 giugno 2012

Dalla pasta, un fiore: spaghetti integrali con pesto di carciofi e, carciofo


Questa di oggi è una ricetta preparata circa due mesi addietro. Un po’ autunnale, è vero  ma le nuvole, grigie e sgrondanti di pioggia, oggi hanno deciso di attraversare il nostro cielo creando un’atmosfera decisamente scura e fredda.
Ammetto che l’immagine del piatto è un po’ buffa, quel “carciofone” che sembra essere nato dalla pasta è assai bizzarro, forse è scappato dalla portata di contorno? L’idea mi è venuta mentre cucinavo, volevo rendere protagonista quel fiore (sì, una peonia è un’altra cosa) che noi chiamiamo carciofo.
Il carciofo (Cynara Cardunculus) fu importato in Europa dagli arabi nel medioevo. Le due grandi categorie della pianta si dividono in autunnali e primaverili a seconda del periodo di produzione.  L’Italia, con Francia e Spagna, è il paese dove la coltivazione è maggiore. Le varietà sono parecchie,  ciascuna è tipica di una zona diversa e presenta caratteristiche particolari.
Sicuramente chi ha avuto a che fare con i carciofi saprà che alcuni presentano delle spine; di questo genere fanno parte lo Spinoso di Albenga e lo  Spinoso di Sicilia (ottimi crudi), il Veneto di Chioggia (da gustare fritto, bollito o in padella) e il Violetto di Toscana (da consumare trifolato, in umido o stufato).
Tra i non spinosi (più tondeggianti) invece troviamo il Violetto di Catania, che da solo occupa i 2/3 della produzione italiana, il Paestum, al quale è stata riconosciuta l’Indicazione Geografica Tipica e il Romanesco, anch’esso Igp. Tutti da consumare previa cottura, magari farciti.