mercoledì 4 luglio 2012

Per le strade della Thailandia, MIANG KAM



Questo di oggi è il primo vero post di cucina etnica, non si tratta di fusion quindi ma di un’autentica, in questo caso, ricetta thailandese.


Chi mi conosce sa quanto amo variare le ricette e lasciarmi ispirare dall’idea del gusto cambiando un ingrediente, aggiungendo una spezia o provando abbinamenti insoliti. Quando si tratta invece di altre culture culinarie, lungi da me uscire da quelli che sono accorgimenti, procedimenti e, per quanto possibile, ingredienti, della ricetta originale. È per questo che prima di iniziare a cimentarmi in qualche strano piatto,  mi piace informarmi su quelle che sono le usanze, i prodotti maggiormente consumati, i vari rituali ecc. della popolazione che sto per andare a scoprire partendo dalla cucina e spesso prima ancora di aver (ahimè) visitato il paese.

Nelle librerie non  è difficile trovare libri ben illustrati che descrivono passo per passo ricette giapponesi, piuttosto che indiane, arabe e così via ma purtroppo, e lo stesso vale per il web, la maggioranza dei libri o siti che trattano questo argomento, sono volentieri troppo sommari e riassuntivi, riportando ricette di piatti “turistici” e magari richiedendo l’uso di ingredienti sostituti degli originali. Sono d’accordo con chi penserà che non tutti gli alimenti sono di facile reperibilità ma non è forse meglio indicare prima la ricetta originale, descrivendo magari cos’è quel prodotto sconosciuto, indicandone poi l’ingrediente sostitutivo che più si avvicina? Scrivere in una ricetta, che prevedrebbe l’uso del succo di lime, che occorre del succo di limone è, a mio avviso, da ritenersi come minimo, superficiale. Lime e limone non sono la stessa cosa, questo è noto a tutti ma sono sicura che non tutti sanno che il gusto è totalmente diverso anche se, lo ammetto, più volte ho usato io stessa il limone al posto del lime. Scusate se mi sono dilungata, questo era un esempio per farvi capire quanto molte informazioni date oggigiorno siano divulgate in maniera generale, senza in realtà informare veramente.

Cosa penseremmo noi italiani se all’estero trovassimo un libro di italian recipes, riportante la preparazione delle laboriose lasagne alla bolognese, se tra gli ingredienti fosse indicato: 20 sfoglie di lasagne, 500 g di ragù alla bolognese, 250 g di besciamella? Ma come si fa un ragù? E le lasagne? L’assenza dei particolari indurrà l’addetto ai fornelli a procurarsi un barattolo di ragù e uno di besciamella già pronti e al banco frigo, se va bene, una confezione di lasagne precotte. Trovo che questa sintetizzazione sia riduttiva nei nostri confronti, nei confronti dell’Italia, della sua cultura e della sua arte. Lo stesso penso  degli altri paesi che si trovano descritti i propri piatti nazionali in maniera schematica, senza alcun dettaglio, come se cucinare fosse diventato una sorta di assemblaggio di prodotti semipreparati acquistati al supermercato. Ma dove l’arte? Dov’è la magia che sta dietro ad una millefoglie o la bellezza nel vedere il pane lievitare?